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Interdizione

Cosa è

L’interdizione definisce una persona “incapace”: questa persona perciò sarà legalmente rappresentata dal tutore e non può svolgere atti di disposizione patrimoniale. Gli interdetti hanno comunque il diritto di voto (Legge 180/78). Ci si riferisce agli articoli del Codice Civile, Titolo XII art. 414 e seguenti.

 

Chi può essere interdetto

I maggiorenni in condizioni di abituale infermità di mente incapaci di provvedere ai propri interessi.

 

Chi può richiedere l’interdizione

  1. Il coniuge;
  2. i parenti entro il quarto grado ( figli, ascendenti e discendenti diretti, fratelli, cugini primi);
  3. gli affini entro il secondo grado (generi, cognati, zii acquisiti);
  4. il Pubblico Ministero (un magistrato dell’Ufficio della Procura della Repubblica);
  5. gli operatori dei servizi pubblici (assistenti sociali, …).

 

Procedura

Per presentare l’istanza occorre rivolgersi al Tribunale Civile. La domanda si propone mediante ricorso al Tribunale del luogo dove la persona da interdire ha la residenza o il domicilio. Per tale atto è obbligatoria l’assistenza di un legale. Le spese da considerare sono quelle legali, a meno che l’istanza venga richiesta dal Pubblico Ministero o venga provato lo “stato di povertà”. Il Giudice Tutelare nomina: il Tutore e il Protutore.

 

Chi può essere tutore

– Un figlio maggiorenne;

– il coniuge;

– altra persona designata dal Giudice.

Colui che è nominato non può sottrarsi alla nomina, a meno che abbia più di 65 anni, tre figli, sia gravemente ammalato, eserciti già altra tutela.

 

I compiti del tutore

– Avere cura della persona interdetta, rappresentarla in tutti i suoi atti e contratti, amministrare i suoi beni;

– presentare ogni anno al giudice Tutelare il rendiconto della sua amministrazione.

Il tutore non può acquistare i beni del tutelato, può essere rimosso se si dimostra negligente, inetto, insolvente, abusa dei suoi poteri, può essere esonerato se la tutela si dimostra troppo gravosa e qualcun altro può sostituirlo.

 

Quando occorre l’autorizzazione del giudice tutelare

– Investire capitali;

– accettare eredità e/o donazioni;

– rinunciare ad eredità e/o donazioni;

– riscuotere capitali;

– acquistare beni straordinari;

– fare contratti di locazione per più di nove anni;

– promuovere giudizi.

 

Quando occorre l’autorizzazione del tribunale

– Vendere beni di una certa entità;

– costituire pegni o ipoteche;

– fare compromessi e transazioni.

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Inabilitazione

Cosa è

L’inabilitazione consente una capacità limitata agli atti di ordinaria amministrazione (atti giuridici e tutti quegli atti che non incidono sul patrimonio dell’inabilitato). Ci si riferisce agli articoli del Codice Civile, Titolo XII art. 414 e seguenti.

 

Chi può essere inabilitato

I maggiorenni che non sono in condizioni di gravità tali da essere interdetti.

 

Chi può richiedere l’inabilitazione

– Il coniuge;

– i parenti entro il quarto grado (figli, ascendenti e discendenti diretti, fratelli, zii, cugini primi);

– gli affini entro il secondo grado (generi, cognati, zii acquisiti);

– il Pubblico Ministero (un magistrato dell’Ufficio della Procura della Repubblica);

– gli operatori di servizi pubblici (assistenti sociali,….).

 

Procedura

Vedi “Interdizione”. Il giudice tutelare in questo caso nomina un Curatore.

 

Chi può essere curatore

– Un figlio maggiorenne;

– il coniuge;

– altra persona designata dal Giudice.

Colui che è nominato non può sottrarsi alla nomina, a meno che abbia più di 65 anni, tre figli, sia gravemente ammalato, eserciti già altra curatela.

 

I compiti del curatore

– Aiutare l’inabilitato ad amministrare i suoi beni;

– essere presente quando occorre riscuotere capitali e/o stare in giudizio.

 

Quando occorre l’autorizzazione del giudice tutelare

Per tutti gli atti di straordinaria amministrazione.

 

Quando occorre l’autorizzazione del tribunale

– Vendere beni di una certa entità;

– costituire pegni o ipoteche;

– fare compromessi e transazioni.

 

Atti annullabili

Dopo la sentenza che ha dichiarato l’inabilitazione, gli atti compiuti dall’inabilitato che siano eccedenti l’ordinaria amministrazione e che siano stati compiuti senza il rispetto delle formalità sopra descritte possono essere annullati su istanza dello stesso inabilitato, dei suoi eredi o aventi causa.

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Amministratore di sostegno (Legge 9 gennaio 2004, N.6)

Chi è l’amministratore di sostegno

È un familiare o una persona di fiducia, nominata dal giudice tutelare, che assiste la persona che, per un infermità o impossibilità, anche parziale o temporanea, non è in grado di provvedere ai propri interessi:

“ha la finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente”.

 

Chi può beneficiare dell’amministratore di sostegno

Le persone che si trovano nell’impossibilità (anche parziale o temporanea) di provvedere alla cura della propria persona o dei propri interessi, a causa di:

  • infermità o menomazione (fisica o psichica);
  • età avanzata.

 

Chi può richiedere il procedimento

Il beneficiario stesso, il coniuge, la persona stabilmente convivente, i parenti entro il 4° grado, gli affini entro il 2° grado, il tutore o curatore, il pubblico ministero, i responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona. L’istituto dell’amministratore di sostegno si pone quindi in aiuto delle persone anche temporaneamente deboli, tanto che loro stesse possono richiederlo, anche indicando chi desiderano sia il proprio amministratore.

 

Procedura

Il procedimento di nomina dell’amministratore è gratuito e gli atti ed i provvedimenti relativi sono esonerati dal pagamento del “contributo unificato” (ex bolli) e di altri oneri. La competenza del provvedimento di nomina è del giudice tutelare. Non è richiesta l’assistenza da parte di avvocato. Il giudice tutelare deve sentire personalmente la persona cui il procedimento si riferisce recandosi, ove occorra, nel luogo in cui questa si trova e deve tener conto, compatibilmente con gli interessi e le esigenze di protezione della persona, dei bisogni e delle richieste di questa. Il decreto rilasciato è immediatamente esecutivo e, soprattutto, sarà motivato e dettagliato secondo il caso personale specifico, stabilendo: durata, limiti, oggetto dell’incarico ed atti che la persona in difficoltà potrà compiere solo con l’assistenza dell’amministratore di sostegno.

 

Chi può essere amministratore di sostegno

L’amministratore di sostegno può essere designato dallo stesso interessato, in previsione della propria eventuale futura incapacità, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata. Nella scelta, il giudice tutelare preferisce, ove possibile, il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente (a prescindere dal legame di parentela), il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado ovvero il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata. Non possono ricoprire le funzioni di amministratore di sostegno gli operatori dei servizi pubblici o privati che hanno in cura o in carico il beneficiario.

 

I compiti dell’amministratore di sostegno

Sono ben precisati nel decreto di nomina dell’amministratore di sostegno:

  1. gli atti che il beneficiario può compiere solo con l’assistenza dell’amministratore di sostegno;
  2. i limiti, anche periodici, delle spese che l’amministratore di sostegno può sostenere con utilizzo delle somme di cui il beneficiario ha o può avere la disponibilità;
  3. la periodicità con cui l’amministratore di sostegno deve riferire al giudice circa l’attività svolta e le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario.

L’amministratore di sostegno deve tempestivamente informare il beneficiario circa gli atti da compiere, nonché il giudice tutelare in caso di dissenso con il beneficiario stesso.